Da Windows a Linux, dal pagamento alla gratuità
Segnala questa pagina: * * * Save to i89 *
Elogio della pirateria
Manifesto di ribellione creativa di Carlo Gubitosa / 2005
Scarica l'intero testo .pdf 400 Kb

Introduzione
Storie di pirati e libertà
Manifesto di ribellione creativa:dieci tesi sulla pirateria 1
I pirati dell’etere 7
Pirateria musicale: conversione di un luddista 15
Pirateria e cultura 21
Ciber-Pirati 33
I pirati del cibo 47
Comunicazione pirata 57
Pirateria della salute 61
Pirati di immagini 71
Videopirateria 79
Arte pirata 85

........ (estratto di un testo discutibile ma geniale)

Tesi numero 1: I pirati dell’etere
La pirateria televisiva è una pratica sociale che stimola la ricchezza culturale e la biodiversità della comunicazione. I pirati televisivi di oggi, che sono in realtà i pionieri della comunicazione di domani, vogliono affermare una verità elementare e banale: l’etere, come l’aria, è un bene comune a disposizione di chiunque voglia far “respirare” le proprie idee. La pirateria
radiofonica, ovvero il libero utilizzo delle trasmissioni audio per diffondere musica e cultura, è l’atto di liberazione che ha salvato il mondo dal monopolio dei governi sulle radio. Le radio pirata rendono migliore la società che attraversano con le loro onde, sono un cibo vitale per la mente, la cultura e l’anima, sono capaci di sollevare i popoli dall’oppressione trasformandosi
in uno strumento di lotta nonviolenta, sono una speranza per un futuro dove la musica sarà sempre più vicina all’arte e sempre più lontana dalla mercificazione commerciale che criminalizza il libero ascolto e impedisce la valorizzazione di ciò che è bello a favore di ciò che è vendibile. L’etere, lo spazio fisico nel quale viaggiano i segnali televisivi e radiofonici, è una risorsa
naturale che appartiene alla grande famiglia dei cittadini del mondo, dove ogni uomo e donna hanno il diritto di usare liberamente questa risora per il bene comune, senza scopo di lucro e organizzandosi dal basso con altre persone. La dittatura degli stati-nazione e delle aziende sull’etere è una anacronistica forma di controllo feudale di una risorsa pubblica. Il controllo
dell’etere non spetta ai governi o alle aziende, ma ai popoli. Il diritto all’autodeterminazione dei popoli include il diritto all’autodeterminazione dell’etere e delle trasmissioni radiofoniche, televisive e digitali realizzate in un determinato territorio da una comunità locale a proprio beneficio.

Tesi numero 2: Pirateria musicale
La pirateria musicale è uno strumento di accesso universale alla cultura, che dà a chiunque la possibilità di incontrare e conoscere popoli e tradizioni musicali esclusi dalla mercificazione dei saperi, incompatibili con le regole del profitto e assenti dai cataloghi delle grandi case discografiche. L’accesso alla cultura è un diritto inalienabile, la musica è uno strumento di cultura e pertanto l’accesso alla musica è un diritto inalienabile. La pirateria della fruizione musicale, ovvero la copia di musica ad uso personale e senza scopo di lucro, è un diritto fondamentale che va pienamente tutelato, di fronte al quale il diritto al profitto delle case discografiche deve necessariamente soccombere e farsi da parte. L’esercizio di questo diritto favorisce anche gli autori di musica alimentando la circolazione delle loro opere e aprendo
nuovi canali di diffusione che permettono una migliore espressione della creatività.

Tesi numero 3: Pirateria e cultura

La pirateria culturale, ovvero la sottrazione di tutte le forme d’arte all’economia di mercato per trasformarle in gemme preziose nell’economia della conoscenza, è uno strumento indispensabile per la produzione di idee. Le buone idee e le creazioni artistiche non amano stare da sole, nè amano che qualcuno le prostituisca affidandole solo a chi può permettersi di pagarle.
Nessuno ha interesse a chiudere nella gabbia del copyright le proprie idee e la propria arte, perchè se anche gli altri facessero lo stesso, il potenziale dell’uomo sarebbe destinato a non incontrare mai il potenziale altrui, e le idee non sarebbero più cibo per la mente del mondo, ma rimarrebbero chiuse in una gabbia dove il genio, la fantasia e la creatività sono destinati a morire trasformandosi in merce al servizio dell’avidità e dell’egoismo. L’arte si nutre di arte, la musica di musica, la parola di altre parole. I pirati dell’arte sognano una cultura libera, dove l’idea di ognuno diventa materia prima per la creazione artistica del mondo, e dove tutte le opere d’arte del mondo si trasformano in nutrimento per la creatività e la fantasia di ognuno, senza trasformare la libera circolazione dei saperi in un mercato guidato dalla cupidigia, dalla violenza e dalla repressione poliziesca. L’intero pianeta è un grande laboratorio creativo pronto a donare arte, bellezza e il giusto guadagno per vivere agli artisti, agli scrittori e ai musicisti che vincono l’assurda paura della povertà tipica del mondo ricco e scelgono di spiccare il volo,
donando all’universo intero sè stessi e il frutto della propria arte. Gli artisti che temono di perdere ricchezze materiali con la libera circolazione delle loro opere hanno più fiducia nelle regole di mercato che nel proprio talento. Al contrario, i pirati che praticano la liberazione dell’arte e della cultura hanno guardato dentro sè stessi per scoprire che la vera ricchezza è quella che nasce dall’unicità del genio creativo, e non il valore monetario prodotto da leggi che privano della libertà chi vuole accedere all’arte con tutti i mezzi a sua disposizione. Il diritto alla copia è un diritto naturale di tutte le donne e gli uomini del mondo: se William Shakespeare non avesse copiato la trama di alcuni vecchi pezzi teatrali destinati all’oblio, trasformandoli in capolavori della storia del Teatro, oggi il mondo sarebbe più povero. Spetta ai popoli, e non alle aziende o a singoli cittadini, decidere se e come il diritto alla copia può essere temporaneamente sospeso con un accordo chiamato “Copyright”, che concede alcuni privilegi agli autori nell’interesse collettivo, per favorire la produzione di arte e cultura. L’obiettivo del copyright è quello di fare gli interessi dei cittadini, e riconoscere alcuni privilegi agli autori è solo un mezzo per il raggiungimento di questo obiettivo finale: la tutela degli interessi culturali e intellettuali della collettività. L’idea di un bilanciamento tra i diritti degli autori e quelli della collettività non ha cittadinanza nello stato di diritto, in quanto il diritto di un singolo non avrà mai lo stesso peso dei diritti di un popolo, e i popoli hanno il diritto e il dovere di agire unicamente nell’interesse collettivo. Un autore non ha la stessa importanza di un’intera nazione: i diritti della collettività hanno priorità sugli interessi degli autori quando questi entrano in conflitto con il bene comune.
L’onere della prova non spetta ai cittadini che devono dimostrare i benefici sociali correlati all’esercizio del diritto alla copia, ma ai detentori del copyright, che devono dimostrare ai cittadini i vantaggi correlati alla sospensione temporanea e limitata di questo diritto. Quando questi vantaggi sono inferiori alle privazioni subite dalla collettività, il copyright non ha più ragione di esistere. Il copyright non è un diritto naturale degli autori che concede un potere illimitato di repressione contro i cittadini, ma è una concessione fatta agli autori da un popolo che cerca un maggiore vantaggio intellettuale, e offre agli autori un incentivo che li stimoli alla produzione di nuove opere.
Tesi numero 4: Ciber-Pirati
La pirateria informatica, ovvero la copia ad uso personale e senza scopo di lucro del software, il libero scambio di programmi e la mutua cooperazione tra utenti di sistemi informatici, non sono azioni criminali, ma pratiche che risalgono agli albori della storia dell’informatica. L’abitudine alla solidarietà e alla condivisione dei programmi rappresentano una naturale evoluzione
dei comportamenti sociali, che si adeguano alle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Il copyright sul software non è un legittimo riconoscimento economico che raggiunge i creatori di programmi, ma una tassa da pagare alle grandi compagnie informatiche che sfruttano i loro dipendenti e gli utenti al tempo stesso. Dietro la maschera del copyright
si nasconde una legislazione che tutela gli interessi delle grandi case produttrici di software ma non i diritti delle singole persone, e punisce con la carcerazione la copia dei programmi, anche se fatta senza scopi commerciali o criminali, ad uso personale, ad uso didattico, a beneficio di associazioni, gruppi di volontariato, organizzazioni non governative, scuole. Le leggi attuali sui cosiddetti “crimini informatici” rispecchiano gli interessi e le pressioni lobbistiche di un ristretto gruppo di aziende, e non la volontà popolare e democratica che dovrebbe essere il fondamento di qualsiasi legge.
E' tempo che vengano tutelati i diritti di tutti i cittadini del mondo e del Ciberspazio, invece di continuare a difendere gli interessi delle grandi case produttrici di software. Il lavoro dei programmatori non si tutela mandando in galera altre persone, ma creando le condizioni affinchè il mondo dell’informatica non sia più dominato da oligopoli che limitano ed ingabbiano
la libertà di iniziativa della programmazione. Le pratiche di scambio libero e gratuito del software, nate negli anni ‘60 assieme alla prima comunità di Hacker nel Mit di Boston, sono il fenomeno sociologico e culturale che ha consentito lo sviluppo della scienza informatica e la nascita dei personal computer. L’etica hacker sviluppata nei laboratori del Mit è il fondamento
culturale e filosofico di una nuova generazione di artisti e scienziati che sviluppano il loro talento e le loro potenzialità attraverso la condivisione della conoscenza, la libertà di accesso alle informazioni, la libertà di copia, di analisi e di modifica del software.

Tesi numero 5: I pirati del cibo

La pirateria agroalimentare, fatta di tradizioni agricole, cultura e saggezza contadina, legame tra l’uomo e la terra, produzioni locali e biodiversità dell’ecosistema è una pratica legittima e naturale, che non può essere proibita, regolamentata o criminalizzata in nome del diritto al profitto delle multinazionali.
Qualunque accordo commerciale o contratto di vendita che limiti il diritto dei contadini a disporre liberamente del proprio territorio e delle proprie sementi va considerato nullo. La materia vivente non può essere oggetto di brevetto. Il copyright sul codice genetico della fauna e della flora è di Dio, Allah, Budda, Jahvè, o in alternativa di nessuno, ma non può
essere rivendicato da un privato o da una azienda.

Tesi numero 6: Telefonia pirata

La pirateria telefonica (o Phone Phreaking) è uno strumento di difesa dei diritti umani, in particolare del diritto alla comunicazione. Comunicare per mettersi in relazione con altri è un diritto fondamentale e inalienabile. L’articolo 19 della dichiarazione universale dei Diritti Umani stabilisce che tutti gli uomini e le donne del mondo hanno il diritto “di cercare, ricevere e
diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere”. Quando si parla di “ogni mezzo” per affermare questo diritto, senza dubbio nell’elenco dei mezzi possibili rientrano anche le tecniche di “Phreaking”, che riducono di una quantità infinitesimale l’ingiusto profitto di pochi per affermare il diritto di molti a usare la fantasia e l’ingegno per
parlare con altre persone senza limiti di spazio, di luogo, di tempo e di denaro.
Il telefono è un insostituibile mezzo di comunicazione e di relazione a distanza, che permette di scavalcare le frontiere per unire tutta l’umanità in una sola, grande famiglia. Durante le guerre moderne i telefoni hanno fatto da ponte tra le popolazioni combattenti, mantenendo in vita sottilissimi fili di unione e di speranza in un futuro senza battaglie. Se la comunicazione è
un diritto inalienabile dell’uomo, e il telefono è uno strumento indispensabile di comunicazione a distanza, la pirateria telefonica è una nobile forma di artigianato elettronico che assicura il rispetto di uno dei diritti fondamentali dell’uomo.
Tesi numero 7: Pirateria della salute
La pirateria farmaceutica, ovvero la difesa della salute e della vita umana quando vengono messe a repentaglio dalle leggi di mercato e dall’azione delle grandi compagnie farmaceutiche, è un diritto fondamentale e inalienabile, di fronte al quale tutti i brevetti, le concessioni governative, le teorie fumose sulla proprietà intellettuale e il diritto al profitto delle aziende hanno lo stesso valore della carta straccia. Il diritto all’autodeterminazione dei popoli comprende anche il diritto a garantire con ogni mezzo necessario la propria salute e la propria sopravvivenza, il diritto ad usare in tutti i modi possibili le conoscenze nate nell’ambito dell’industria farmaceutica, il diritto a riprodurre in forma autonoma e indipendente farmaci a basso costo che consentono a parità di risorse di salvare un numero maggiore di vite umane, anche quando questa produzione è in contrasto con le restrizioni imposte dalla cosiddetta “proprietà intellettuale” sui brevetti.
Tesi numero 8: Pirati di immagini
La pirateria delle immagini, ovvero il riutilizzo, il recupero, l’accostamento e la reinterpretazione delle immagini, delle fotografie, dei disegni e delle illustrazioni prodotte dall’ingegno dell’uomo è un diritto strettamente collegato al diritto di libera espressione sancito dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. La pirateria dei simboli, ovvero la creazione di antipubblicità
creativa e l’utilizzo del marchio di aziende già note per la realizzazione di nuove opere dell’ingegno, è una forma naturale e legittima di autodifesa. Questa pratica protegge i cittadini, che rischiano di essere trasformati in semplici clienti/consumatori, dall’invasione culturale e dall’inquinamento mentale che quotidianamente vengono messe in atto dalle aziende globalizzate. Queste aziende entrano nelle nostra esistenza bersagliandoci ogni giorno con migliaia di messaggi pubblicitari, che inquinano la mente senza il nostro consenso e spesso in modo subliminale, contro la nostra volontà. Le aziende entrano nella vita dei popoli, e pertanto i popoli hanno il diritto di entrare nella vita delle aziende per esercitare la libertà di
espressione attraverso il plagio, il riutilizzo, la deformazione e la ridicolizzazione dei marchi registrati, dei loghi e delle icone che invadono le nostre magliette, i nostri televisori, il nostro cibo e strade delle nostre città.
Tesi numero 9: Videopirateria
La pirateria audiovisiva, ovvero la rielaborazione creativa di immagini e filmati, il rimontaggio artistico e il ridoppiaggio di materiale video sono una delle nuove forma d’arte strettamente legate alle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Il riutilizzo di contenuti video e audio come “materia prima” per la creazione di nuove opere dell’ingegno, è una nuova forma d’arte che nasce dalla digitalizzazione dei contenuti multimediali, e come tale va tutelata e rispettata.

Tesi numero 10: Arte pirata

La pirateria artistica, ovvero la produzione di opere d’arte grafica su muri scrostati, mezzi pubblici, treni, autobus e qualunque altro genere di superficie adatto ad essere riconvertito in una tavolozza urbana, è una forma d’arte contemporanea che va incoraggiata, premiata, stimolata e valorizzata.
Il grigiore delle città, abbinato all’invasione pubblicitaria delle nostre strade, è gravemente dannoso per il benessere della nostra mente. I graffiti, i murales, le scritte sui muri, i tag, e tutte le altre opere d’arte metropolitana sono dei benefici anticorpi che stimolano pensieri colorati e idee positive in alternativa al grigio caotico delle citt à che spinge verso la depressione,
l’isolamento e l’apatia.

Continua >>>