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1977-1994
Storia della telematica sociale di base: nascita e sviluppo delle
reti di BBS
1977 -
Tutto inizia a Chicago
Nel 1977 l’internet (a quei
tempi si chiamava ancora Arpanet) è ancora un giocattolo
riservato ai centri accademici e al mondo della ricerca scientifica,
e si è ancora ben lontani dalla diffusione di massa a cui
siamo abituati oggi. Non tutte le università sono dotate
di un collegamento alla "rete delle reti", e la possibilità
di utilizzare un accesso telematico è un motivo preferenziale
per la scelta della sede universitaria. Il personal computer è
ancora nella sua prima infanzia: sono appena comparsi i primi
Apple I, e bisognerà aspettare altri quattro anni per la
nascita del primo PC IBM, il 12 agosto 1981.
Mentre l’università e i colossi dell’informatica sono troppo
occupati nelle loro sperimentazioni per realizzare una tecnologia
telematica dedicata all’utenza di massa, a Chicago si muove qualcosa:
Ward Christensen pone le fondamenta della telematica sociale di
base, e di quella che sarebbe poi diventata la cultura delle "bacheche
elettroniche", con la realizzazione e la distribuzione gratuita
del pro-gramma MODEM, che consente per la prima volta a due computer
di scambiarsi informazioni attraverso le linee telefoniche.
Christensen, lavorando come ingegnere all’IBM, sognava da diversi
anni di avere un computer a sua completa disposizione, ma i grandi
"mainframe" dei primi anni Settanta erano troppo costosi
anche per un ingegnere IBM, per non parlare dei problemi di spazio
legati alla mole dei "bestioni" informatici di allora.
Ma l’era dei personal computer era alle porte, e Christensen sa
attendere. La svolta arriva nel gennaio ’74, durante un soggiorno
di studio a New York. Il relatore di un seminario sui circuiti
"Large Scale Integration" mostra ai suoi allievi il
Chip 8008, uno dei primi microprocessori commercializzati dalla
Intel. Il modello 8008, antenato dei moderni Pentium, è
uno dei primi circuiti che racchiudono in un unico componente
tutte le funzionalità principali per la realizzazione di
un vero e proprio computer. Durante il seminario Christensen alza
la mano: "Si può DAVVERO fare un computer con uno
di quei circuiti?" La risposta è affermativa. "Bene,
allora cosa c’è da sapere per capirci qualcosa?" Gli
viene suggerito di approfondire il funzionamento dei circuiti
TTL, Transistor-to-Transistor Logic. Ward si procura alcuni libri
e dei vecchi circuiti di scarto, da cui recupera componenti elettronici
che utilizza per i suoi esperimenti.
Al culmine dell’apprendistato di Christensen fa la sua apparizione
il primo personal computer americano: il numero di gennaio di
Popular Electronics viene spedito al suo mezzo milione
di hobbisti-abbonati. È nato Altair 8800. La fotografia
riprodotta su Popular Electronics è quella
di un apparecchio realizzato ad hoc, assolutamente non funzionante,
e passa molto tempo prima che le migliaia di pezzi ordinati vengano
consegnati. I più tenaci, per venire in possesso del loro
Altair, si accampano davanti alla sede della Model Instrumentation
Telemetry Systems (MITS), la società fondata nel 1968 che
produce Altair sotto la guida di Ed Roberts. La MITS non vende
il suo computer già pronto per l’uso, ma fornisce solamente
un kit di montaggio. Dopo l’assemblaggio dei vari pezzi, il risultato
finale è una scatola metallica, con un pannello frontale
composto da una fila di interruttori (che costituiscono l’unico
dispositivo di ingresso) e da due file di piccole lucine rosse
che servono a visualizzare i risultati ottenuti.
Altair è basato sul processore Intel 8080, costa 397 dollari
e ha 256 byte di memoria. Le istruzioni non possono essere memorizzate,
ma devono essere inserite a mano (attraverso gli interruttori)
ogni volta che Altair viene acceso. Da qui le tipiche piaghe e
vesciche sulle dita che caratterizzano i programmatori di questo
computer. Il prodotto della MITS è battezzato da Lauren
Solomon, la figlia dodicenne di Les Solomon, direttore di Popular
Electronics. "Altair" è il nome della stella
su cui era diretta l’"Enterprise" (l’astronave della
serie televisiva "Star Trek") nella puntata trasmessa
il giorno del battesimo dell’8800.
Per sfruttare l’esperienza acquisita con i microprocessori Intel,
Christensen si procura immediatamente un Altair, realizzando dopo
vari anni di attesa il sogno di avere un computer tutto per sé.
Durante i suoi esperimenti con l’Altair si unisce a CACHE, Chicago
Area Computer Hobbyist’s Exchange, un gruppo di appassionati di
informatica dell’area di Chicago. È proprio all’interno
di Cache che circola la prima versione di MODEM. Christensen fa
amicizia con Randy Suess, un altro membro di Cache, che nel gennaio
1978 lo aiuterà a realizzare il primo Bulletin Board System.
Nel 1977 Christensen acquista una licenza per il sistema operativo
CP/M, uno tra i primi sistemi operativi per microcomputer, nato
nell’anno precedente. Ward scopre l’assembler del CP/M, e scrive
un programma per trasferire il contenuto di un floppy disk su
una audiocassetta, trasformando i bit in una serie di "bip
bip". È l’inizio della creazione di Modem.
Modem inizia a circolare all’interno di Cache, e diventa nel giro
di pochissimo tempo uno dei programmi più diffusi e modificati
della storia dell’informatica. Una versione successiva viene realizzata
in seguito dallo stesso Christensen assieme a Keith Peterson e
prende il nome di XMODEM. È l’inizio di un lungo lavoro
di perfezionamento, durante il quale un gran numero di persone
realizza versioni sempre più evolute di programmi simili
a Xmodem, utilizzando una grande varietà di computer e
di linguaggi di programmazione. I protocolli (regole per lo scambio
dei dati) diventano man mano sempre più efficienti, permettendo
di scambiare una maggiore quantità di dati nello stesso
intervallo di tempo. Modem e Xmodem vengono "hackerati"
per aggiungere nuove funzioni: controllo degli errori, trasferimenti
multipli di file e altro ancora. Chuck Forsberg realizza una versione
in linguaggio C dei due programmi, adatta a sistemi Unix, e definisce
il nuovo protocollo ZMODEM, tuttora il più diffuso ed efficiente.
Dare ai computer la possibilità di "parlare"
tra loro è tuttavia solo il primo passo per la nascita
di una vera e propria rete di calcolatori, e per il momento i
collegamenti digitali vengono utilizzati come un semplice stratagemma
per rendere più efficiente lo scambio di programmi tra
appassionati di informatica, che con questi nuovi strumenti possono
fare a meno di uscire di casa per scambiarsi dischetti e nastri
magnetici. Solo in un secondo tempo i cosiddetti "programmi
di comunicazione" vengono utilizzati per realizzare dei sistemi
distribuiti, delle reti dedicate allo scambio di messaggi e alla
condivisione di bollettini e informazioni, che danno vita a vere
e proprie comunità virtuali. Gli elementi fondamentali
di queste reti sono i BBS, i laboratori di sperimentazione delle
controculture digitali degli anni ’80.
CBBS
Nel 1978 Ward Christensen e Randy Suess
creano il primo Bulletin Board System, chiamato CBBS. Bulletin
Board System (BBS) in italiano può essere tradotto come
"Sistema a Bacheca": si tratta di un computer dedicato
alla messaggistica, che utilizza un modem per scambiare posta
elettronica e messaggi relativi a computer conferen-ce,
gruppi di discussione collettiva che ruotano attorno ai più
sva-riati argomenti. Il tutto avviene come se si appendessero
dei messaggi a un pannello virtuale, che può essere consultato
da chiunque, semplicemente collegando il proprio computer al "Sistema
a Bacheca" per mezzo di un modem. Una rete telematica "amatoriale"
o "di base" è costituita da tanti BBS collegati
tra loro, normalissimi com-puter, proprio come quelli che siamo
abituati a vedere negli uffici o a casa dei nostri amici, collegati
a una linea telefonica attraverso un modem.
Ogni computer che viene utilizzato come BBS è predisposto
per rispondere in maniera automatica alle telefonate in arrivo:
a ogni nodo della rete si collegano svariati utenti per prelevare
i messaggi che li riguardano. Contestualmente al prelievo, vengono
depositati nella "bacheca" i messaggi privati (la posta
elettronica destinata personalmente a un particolare utente) e
messaggi pubblici (interventi leggibili da tutti i partecipanti
ai gruppi di discussione collettiva).
Queste informazioni vengono poi fatte circolare su tutti i nodi
della rete, in maniera che il nodo di Milano contenga sia i messaggi
inviati direttamente dagli utenti di Milano sia quelli provenienti
da Palermo o Bolzano che gli sono stati inoltrati attraverso altri
nodi. I servizi offerti dai BBS delle reti amatoriali sono gratuiti,
escluden-do ovviamente gli scatti relativi alle chiamate telefoniche
necessarie al prelievo e al deposito dei messaggi. I collegamenti
sono di tipo "commutato". Vuol dire che i nodi della
rete non sono connessi tra loro in modo permanente, ma solo in
alcuni momenti della giornata. Di notte, quando telefonare costa
poco, i messaggi vengono fatti circolare su tutti i computer collegati
alla rete. La tecnica è quella del "pony express":
ogni nodo telefona e riceve una telefonata da quelli a lui più
vicini. Questo meccanismo è detto anche di "Store
and Forward" (raccogli e inoltra), proprio perché
i messaggi vengono prima ricevuti e immagazzinati, e poi inoltrati
nottetempo sugli altri nodi attraverso una o più telefonate,
gestite in modo completamente automatico dai computer che costituiscono
i nodi della rete.
Le spese telefoniche di collegamento tra i nodi della rete sono
totalmente a carico dei cosiddetti "sysop" (SYStem OPerators,
operatori di sistema), che sono coloro che si occupano del funzionamento
tecnico e della gestione di ogni singolo BBS. Lo scrittore Howard
Rheingold, nel suo libro "comunità virtuali",
edito in italia nel 1994 dalla Sperling & Kupfer, descrive
i BBS come "una tecnologia democratica e ‘democratizzante’
per eccellenza". Rheingold prosegue: "A un prezzo inferiore
a quello di un fucile, i BBS trasformano un cittadino qualsiasi
in editore, reporter di testimonianze oculari, difensore, organizzatore,
studente o insegnante e potenziale partecipante a un dibattito
mondiale tra cittadini (...). I BBS crescono dal basso, si propagano
spontaneamente e sono difficili da sradicare. Tutte le interreti
ad alta velocità finanziate dai governi del mondo potrebbero
sparire domani e la comunità delle bacheche elettroniche
continuerebbe a crescere rigogliosamente".
Modem fatti in casa
1977, Atlanta, Stati Uniti: Dennis Hayes
inizia una produzione casereccia di modem per personal computer,
gettando le basi per quello che sarebbe diventato uno standard
di fatto: ancora oggi i nostri modem funzionano in base ai cosiddetti
"comandi Hayes". Sul tavolo della cucina di casa sua,
Hayes realizza "lotti di produzione" di 5 o 6 modem,
e scrive da sé i manuali di utilizzo. All’in-terno dei
manuali, sotto la voce "applicazioni", Hayes fa notare
che uno tra i possibili utilizzi dei suoi modem è la creazione
di una "Bacheca Elettronica" per l’inserimento e la
consultazione di messaggi pubblici. Tra i lettori di questi manuali
troviamo anche Ward Christensen e Randy Suess, che prendono seriamente
in considerazione il suggerimento di Hayes, e si rivolgono a lui
per consigli e informazioni. Un semplice commento all’interno
di un manuale d’uso va al di là di ogni possibile immaginazione:
nel giro di quin-dici anni tutto il pianeta è tappezzato
da migliaia di "Bacheche Elettroniche".
Nevica da matti ... hackeriamo un po’!
Nel 1993, durante la seconda edizione
del convegno ONE BBSCON, Ward Christensen ricorda la nascita di
CBBS, Computerized Bulletin Board System. Tutto inizia a Chicago
il 16 gennaio. Sotto una grande nevicata, Christensen decide di
occuparsi del software necessario a realizzare un piccolo sistema
di comunicazioni basato su microcomputer. I programmi vengono
scritti in assembler su un processore 8080, e Suess mette insieme
l’hardware necessario all’impresa. Le apparecchiature utilizzate
per CBBS comprendono un computer X-100 con 64 K di RAM, un modem
Hayes MicroModem 100 da 300 bit al secondo e due dischetti da
8 pollici della capacità di 250 K ciascuno (all’epoca gli
hard disk erano ancora troppo costosi). Christensen racconta che
"XMODEM è nato dall’esigenza di scambiare file,
per lo più tra Randy e me, con un mezzo più veloce
dell’invio delle cassette per posta (se non avessimo abitato a
trenta miglia di distanza, forse XMODEM non sarebbe mai nato).
Il CBBS, invece è nato dalle condizioni ‘all the pieces
are there, it is snowing like @#$%, lets hack’ (ci sono
tutti i pezzi, nevica da matti, hackeriamo un po’) ". Prima
di diventare sinonimo di pirata informatico, il termine "hacker"
indicava i primi pionieri dell’informatica, e un buon "hackeraggio"
era un appassionato lavoro di programmazione.
Inizialmente tutti i nascenti sistemi vengono denominati CBBS,
anziché BBS, e la "C" cadrà solo in un
secondo tempo. Anche Dennis Hayes realizza un BBS per la sua azienda,
e per alcuni anni effettua un censimento costante di tutti i Bulletin
Board degli Stati Uniti, rendendo disponibile l’elenco attraverso
la sua "board". La descrizione tecnica del funzionamento
di un BBS appare nel numero di novembre della rivista Byte
Magazine, in cui è pubblicato un articolo di Christensen
e Suess intitolato "Hobbyist Computerized Bulletin Boards"
(Bacheche informatiche amatoriali). CBBS, a partire dalla sua
installazione, funziona ininterrottamente per diversi anni; nel
1982 Randy realizza uno tra i primi servizi gratuiti di accesso
pubblico all’internet: "WLCRJS", che nel 1984 verrà
ribattezzato in modo meno criptico con il nome di CHINET (CHIcago
NETwork). In un’epoca in cui il collegamento all’internet è
ancora un privilegio riservato a università e centri di
ricerca, Chicago Network forniva gratuitamente a tutti i suoi
utenti accesso libero a posta elettronica e newsgroup. Chinet
è tuttora attiva e raggiungibile anche attraverso l’internet.
Con la nascita del primo BBS i collegamenti tra computer diventano
qualcosa di più di un semplice strumento per lo scambio
di programmi: le "bacheche elettroniche" iniziano a
caratterizzarsi come spazi liberi di comunicazione e di socializzazione.
Gli utenti iniziano a sviluppare un forte senso di appartenenza
alle "comunità virtuali" che si raggruppano attorno
ai vari BBS. Queste comunità, tuttavia, sono ancora delle
isole nel mare delle telecomunicazioni: lo scambio di messaggi
o di documenti tra un BBS e l’altro è affidato alla buona
volontà degli utenti che fanno da "ponte" tra
le varie comunità digitali. Per la nascita di una vera
e propria rete di BBS bisogna aspettare il 1984.
1984 - Fidonet, la prima rete mondiale
Nel giugno 1984 Tom Jennings collega Fido BBS con Fido2, il
BBS amministrato a Baltimora dal "sysop" John Madill.
È il battesimo di FidoNet, la prima e la più diffusa
rete di BBS. I programmi necessari a far funzionare i collegamenti
FidoNet iniziano ad auto-propagarsi gratuitamente da un nodo all’altro,
e nel giro di tre mesi la rete "esplode", crescendo
fino a 50 nodi: raggiungerà quota 160 all’inizio del 1985.
Fido BBS N.1 aveva iniziato la sua attività nel dicembre
1983 a S. Francisco durante un periodo di vacanza di Jennings,
che si era appena trasferito da Boston, dove lavorava per una
piccola azienda di software. Il nome Fido è legato a un
episodio avvenuto in una piccola impresa, in cui il "papà"
di FidoNet aveva lavorato per qualche tempo. Il computer dell’azienda,
che apparteneva a Jennings, era un ammasso eterogeneo dei componenti
elettronici più disparati, tra cui "un’alimentatore
da 10 miliardi di ampère e una ventola di raffreddamento
con una potenza tale da staccare il computer dal muro", come
racconta lo stesso Jennings. Una sera, tra una birra e l’altra
dopo il lavoro, qualcuno scrisse "Fido" su un biglietto
da visita e lo attaccò al computer. Fu il battesimo di
quella che sarebbe diventata la più grande rete di BBS
di tutto il mondo. Nella prima versione di Fido, Jennings inserisce
un’area di messaggi priva di regole, battezzata "anarchia",
comunicando agli utenti che potevano farne ciò che volevano.
Jennings è lontanissimo dallo stereotipo del programmatore
convenzionale, tutto libri e computer: chi lo incontra per la
prima volta non si aspetta di certo un ragazzo con i capelli viola,
pezzi di metallo agganciati a giubbotto, naso e orecchie, skateboard
sempre a portata di mano, sostenitore dell’anarchia e del movimento
gay. La sua tendenza a evitare qualsiasi forma di censura sulla
libera espressione delle idee caratterizza anche la politica di
gestione di Fido BBS, concepita come un organismo libero con regole
stabilite dagli stessi utenti. "Non ho mai avuto problemi
a gestire le bacheche elettroniche," spiega Jennings "i
problemi ce li hanno i cultori del controllo totalitario. Vorrei
che fosse chiaro che la politica la fanno gli utenti, e se sono
loro a determinare i contenuti ci pensano loro anche a vedersela
con i cretini." L’unica regola base, diventata poi motto
di FidoNet, è "non offendersi e non lasciarsi offendere
facilmente".
Una tecnologia alla portata di tutti
I primi nodi FidoNet utilizzano PC IBM
compatibili sui quali girava la versione 2.0 del DOS. Questo significa
che al giorno d’oggi qualsiasi persona dotata di un personal computer
e di un modem, anche i più vecchi, può mettere in
piedi un nodo di una rete telematica in "tecnologia FidoNet".
Si parla spesso di "reti in tec-nologia FidoNet" come
sinonimo di reti di "telematica di base". Quest’ultimo
termine indica che questo tipo di collegamenti è nato dal
basso, ossia da normali cittadini, che avevano voglia di mettere
in contatto tra loro i propri computer. Queste persone si sono
rimboccate le maniche, hanno scritto i programmi necessari allo
scopo e li hanno distribuiti gratuitamente. Inoltre, il fatto
di dover pagare la bolletta telefonica è sempre stato tenuto
in grande considerazione da chi ha scritto programmi di comunicazione
per BBS, realizzati in maniera da permettere il trasferimento
di dati e messaggi nella maniera più rapida ed efficiente
possibile. Un altro problema risolto dalle reti di telematica
"povera" è la limitazione che nasce dalla necessità
di una linea telefonica a cui collegare i computer. Fortunatamente
anche questo ostacolo è stato superato grazie alla tecnologia
chiamata Packet Radio, che consente di "mettere in rete"
un computer utilizzando collegamenti radio anziché il telefono.
Di fatto questo è quanto avviene nei paesi in cui i collegamenti
telefonici non sono presenti o sono troppo fatiscenti per essere
utilizzati come supporto per connessioni telematiche. Quando il
boom dell’internet non aveva ancora colpito i paesi in via di
svi-luppo, non erano poche le regioni dell’Africa che avevano
un nodo FidoNet packet radio come unico "sentiero" raggiungibile
dalle "autostrade elettroniche". Prima della massiccia
diffusione su scala mondiale dei collegamenti internet, il vocabolo
telematica è sinonimo di BBS, e BBS vuol dire FidoNet.
La "creatura" di Tom Jennings raggiunge gli angoli più
sperduti del mondo con una velocità impressionante. Nel
1988 un "ponte elettronico" (gateway) collega per la
prima volta la rete FidoNet all’internet, permettendo lo scambio
di posta elettronica tra le due reti e l’accesso ai rispettivi
servizi di messaggistica. Nel 1991 FidoNet conta oltre diecimila
nodi, ai quali si collegano migliaia di persone. Due anni più
tardi la rivista Boardwatch stima che nei soli Stati Uniti
vi siano complessivamente 60.000 BBS, mentre il censimento dei
"siti" web di tutto il mondo effettuato l’anno precedente
aveva dato un totale di soli 50 server. È solo a partire
dal 1993, anno di nascita dei programmi di "navigazione"
grafica sul World Wide Web, che il tasso di crescita dei nodi
internet raggiunge e sorpassa quello delle reti in "tecnologia
FidoNet", che purtroppo non sono in grado di offrire ai loro
utenti i lustrini multimediali e la grafica accattivante che hanno
attualmente dirottato sull’internet l’utenza telematica di massa.
1985 - "The Well"
e le controculture digitali degli anni Ottanta
Le invenzioni di Christensen, Suess e Jennings sfuggono ben
presto di mano ai loro stessi autori. I BBS si diffondono a macchia
d’olio, e una moltitudine di utenti inizia a riempire di contenuti
e di esperienze quelli che altrimenti sarebbero rimasti dei semplici
artefatti tecnologici. A facilitare questo processo contribuisce
anche il carattere libero e non proprietario dei programmi utilizzati
per le reti di BBS, realizzati dai loro autori per il semplice
gusto di far funzionare meglio le reti "in tecnologia FidoNet".
Tutti i programmi necessari al funzionamento di un BBS vengono
scritti senza scopo di lucro e senza essere rinchiusi nella gabbia
del copyright. Questa operazione è meno disinteressata
di quello che si potrebbe credere: l’interesse maggiore non era
il ritorno economico dell’attività di programmazione, ma
i benefici culturali, informativi e di esperienza causati da ogni
nuovo miglioramento della tecnologia di rete. Una rete più
comoda da usare e più efficiente diventa infatti una rete
con più utenti, più informazioni, più programmi,
più messaggi, più idee, più scambi sociali
e tecnici.
Sono tre i punti di forza che nel decennio 1985-95 fanno dei BBS
la tecnologia vincente, il luogo di aggregazione telematica più
vivo e popolato: una maggiore ricchezza in termini di risorse
umane, l’utilizzo di strumenti tecnologici accessibili, diffusi
ed economici (i primi personal computer) e l’elaborazione collettiva
di soluzioni tecniche sempre più efficienti.
È proprio sui BBS, e non sull’internet, che hanno inizio
i percorsi di riflessione culturale e tecnologica sulle conseguenze
della "rivoluzione digitale". I BBS diventano un laboratorio
di sperimenta-zione collettiva, in cui la società civile,
tagliata fuori da un’internet ancora elitaria, comincia a discutere
di privacy, crittografia, editoria elettronica, censura e controllo
delle informazioni da parte dei governi, tecnocrazia, diritti
telematici, copyright, libertà del software, cultura cyberpunk.
Negli anni Ottanta la telematica non è ancora un fenomeno
di massa, e si parla a ragione di "underground digitale",
un mondo sotterraneo e sconosciuto, frequentato da pochi appassionati,
demonizzato occasionalmente dalla stampa e ignorato dalla gente
comune. Nel 1985 questo mondo è scosso da due importanti
avvenimenti: la nascita del WELL e l’uscita del primo numero di
Phrack, un BBS e una rivista che lasciano la loro impronta
su tutta la cultura digitale degli anni ’80.
The WELL (Whole Heart ‘Lectronic Link) è un BBS nato come
emanazione telematica della rivista Whole Heart Review,
che racchiudeva in sé i gusti, la politica e le idee della
California post-hippy. Proprio per questo suo sapore di controcultura,
The Well at-tira una vasta schiera di intellettuali, artisti,
scrittori e hacker che si trasformano in appassionati attivisti
per la difesa dei diritti civili e della libertà di espressione
nel cyberspazio. Tra i frequentatori del Well troviamo lo scrittore
cyberpunk Bruce Sterling, il saggista Howard Rheingold, Mitch
Kapor (fondatore della Lotus Corporation) e John Perry Barlow
(paroliere del gruppo musicale Grateful Dead).
Se nei primi anni Ottanta The Well è il punto d’incontro
degli intellettuali, le prime riviste elettroniche (e-zine) sono
il territorio degli hacker, degli "smanettoni" che si
avventurano nell’esplorazione della "tecnologia da strada".
La rivista elettronica "Phrack World News", assieme
a "2600: The Hacker Quarterly" costituisce per diversi
anni il punto di riferimento per tutta la cultura underground
dei BBS, popolati nei loro primi anni di vita da personaggi animati
dalla mania ossessiva di carpire fino all’ultimo dettaglio del
funzionamento di ogni sistema elettronico, dalla rete telefonica
al microprocessore del proprio computer. È proprio grazie
a questa curiosità e a questo tipo di approccio che la
tecnologia informatica diventa popolare e diffusa. Con un paziente
lavoro di condivisione delle informazioni, la conoscenza dei calcolatori
cessa di appartenere a una élite tecnocratica per entrare
nel mondo delle controculture digitali.
Uno degli strumenti più utilizzati per approfondire questo
tipo di conoscenza è la pratica del "data trashing",
che consiste nel rovistare all’interno della spazzatura delle
grandi imprese informatiche o di telecomunicazioni alla ricerca
di manuali, specifiche tecniche e ogni genere di informazione
che possa aiutare la comprensione dei meccanismi di funzionamento
delle tecnologie digitali. Ovviamente questo tipo di azioni viene
fortemente osteggiato dal mondo dei "colletti bianchi"
informatici, decisi a sfruttare fino in fondo i benefici del segreto
industriale e del protezionismo tecnologico. Ciò nono-stante,
grazie al lavoro oscuro di pochi appassionati, oggi abbiamo gli
strumenti culturali e tecnici per interrogarci sull’impatto che
le nuove tecnologie elettroniche possono avere sulla nostra vita,
e per interessarci criticamente ad argomenti come la crittografia,
la videosorveglianza, l’utilizzo di carte di credito, la schedatura
e il trattamento informatico di dati sensibili, la riservatezza
della corrispondenza elettronica, l’adozione di tecnologie proprietarie
hardware e software. Ovviamente questo tipo di riflessioni è
molto scomodo per chi fa della tecnologia la base del proprio
potere politico ed economico: l’underground digitale dei BBS diventa
il bersaglio delle grandi compagnie di telecomunicazioni USA che
nel 1991 sferrano assieme ai servizi segreti il primo grande attacco
alla telematica sociale di base.
1986 - Dalla California alla Basilicata:
Fidonet sbarca in Italia
Nel 1986 la tecnologia FidoNet arriva anche in Italia, più
precisamente a Potenza, dove già a partire dal 1984 Giorgio
Rutigliano aveva realizzato una bacheca elettronica. Giorgio,
appassionato di informatica, aveva scritto un programma per trasformare
in un BBS durante le ore notturne il suo centro di servizi informatici,
sfruttando alcune linee commutate che rimanevano inutilizzate
di notte. Quando FidoNet conta circa 1000 nodi e parecchie migliaia
di utenti, Giorgio viene a sapere dell’esistenza della rete: "
... fino a quel momento non esisteva ancora nessun tipo di rete
telematica, e la possibilità di mettermi in contatto con
altre persone sparse nel mondo tramite il computer mi sembrava
molto interessante, anche se all’epoca esisteva solo la posta
elettronica e non le aree messaggi." Fu così che Giorgio
entra in contatto con il coordinatore europeo di FidoNet per trasformare
il suo BBS isolato in un nodo FidoNet, dando vita a Fido Potenza,
il primo nodo italiano della rete creata da Tom Jennings. La posta
elettronica gli viene inoltrata dall’Olanda da un nodo che si
occupa di chiamare nottetempo il sistema di Rutigliano. All’epoca
questa operazione non era molto costosa, perché il traffico
di messaggi era ancora modesto. Nel li-bro Telematica per la
pace edito da Apogeo, Giorgio racconta: "I primi anni
di vita di FidoNet sono stati un periodo di grandi innnovazioni
tecnologiche e di ricerca di nuove soluzioni ai problemi del trasferimento
della posta. I primi programmi di compres-sione dati in ambiente
DOS, come ad esempio l’ARC, sono stati sviluppati proprio a partire
dalla necessità di scambiare nel minor tempo possibile
i file di posta elettronica, per ridurre i costi. Era veramente
un’epoca pionieristica nella quale ogni settimana apparivano nuove
utility e nuovi programmi per la gestione dei BBS".
Giorgio Rutigliano ha continuato a svolgere in modo eccellente
il suo lavoro di sysop, ricoprendo via via incarichi di responsabilità
sempre maggiore all’interno di FidoNet. Nel 1994 le tristi vicende
legate al crackdown italiano determinano, tra gli altri danni
e le altre ingiustizie, anche la decisione di Giorgio di abbandonare
qualsiasi ruolo attivo all’interno della telematica amatoriale,
lasciando la scena con una intensa lettera aperta al Presidente
della Repubblica. Il 1986 è anche l’anno in cui Jeff Rush
realizza Echomail, un programma di posta che permette di organizzare
i messaggi di FidoNet in aree di discussione collettiva.
1990 - La caccia alle streghe dei servizi segreti Usa
Il primo grande colpo all’underground digitale arriva nel
1990 con l’operazione "SunDevil". Tutto inizia nel dicembre
1989, quando la rivista Harper’s Magazine organizza un
incontro "virtuale" per parlare di computer, informazione,
privacy e "cracking", le tecniche di penetrazione all’interno
di sistemi informatici. Il "luogo" elettronico di discussione
è The Well, e l’elenco degli "invitati" comprende
una quarantina di partecipanti, tra cui numerosi personaggi illustri:
John Perry Barlow, Clifford Stoll, autore del libro The Cuckoo’s
Egg, John "Captain Crunch" Draper, Steven Levy,
autore di Hackers, e Lee Felsenstein. Lo svolgimento del
dibattito telematico è documentato da un articolo di John
Perry Barlow, "Crime and Puzzlement" apparso sul numero
68 della rivista Whole Heart Review, e ampiamente diffuso
in rete. Alla discussione si aggiungono anche alcuni rappresentanti
dell’underground digitale americano, che si presentano con i loro
"nomi di battaglia": Acid Phreak, Phiber Optik, Adelaide,
Knight Lightning, Taran King ed Emmanuel Goldstein, editor della
rivista "2600".
Attraverso alcune dichiarazioni un po’ sopra le righe, gli hacker
attirano l’attenzione su di sé e creano le condizioni per
diventare il capro espiatorio del più grande disastro che
abbia mai colpito una compagnia telefonica: il "crash"
del Martin Luther King day avvenuto il 15 gennaio 1990. In questa
data un errore di battitura in un programma per la gestione delle
centrali telefoniche causa un grave malfunzionamento che paralizza
le telefonate interurbane della com-pagnia telefonica At&t.
Sessanta milioni di persone rimangono scol-legate dalla rete telefonica,
e settanta milioni di chiamate vengono interrotte con danni economici
incalcolabili, stando a quanto affermato dalla stessa At&t.
La storia ha dimostrato che questo collasso inaspettato del sistema
telefonico era dovuto unicamente a un errore di programmazione,
risolto in nove ore da una apposita task force di analisti informatici.
Nessuna impresa che si rispetti, tuttavia, avrebbe potuto ammet-tere
di essere l’unica responsabile di una tale catastrofe, ed è
così che i sospetti ricadono sull’underground digitale,
su BBS che in real-tà non avevano nulla a che vedere con
il guasto. Un oscuro malfunzio-namento del software dà
vita a una reazione a catena di sospetti e panico incontrollato
all’interno dell’At&t.
È questo il clima con cui viene realizzata un’operazione
di attacco indiscriminato al mondo delle comunità elettroniche,
che popolano migliaia di BBS in tutti gli Stati Uniti, coagulandosi
attorno a "Phrack" e a "2600". L’8 maggio
i servizi segreti Usa danno il via all’"Operazione SunDevil",
con irruzioni a fucili spianati in casa di adolescenti. Vengono
emessi 27 mandati di perquisizione in 14 città, sequestrati
23.000 floppy disk, diverse decine di computer e chiusi numerosi
BBS. Molte delle persone che subiscono la visita degli agenti
e il sequestro delle apparecchiature informatiche non sono accusate
di nessun reato, e il materiale requisito viene trattenuto per
anni, senza essere mai esaminato. L’obiettivo principale degli
agenti federali è la "Legion of Doom", uno tra
i più famosi gruppi di hacker statunitensi, che prende
a prestito il suo nome da una banda di "cattivi" dei
fumetti di Superman. Oltre a Lex Luthor, della Legion Of Doom
fa parte anche Acid Phreak, uno dei partecipanti al dibattito
organizzato dalla rivista Harper’s nel dicembre dell’anno
precedente. Il guasto delle centrali telefoniche At&t viene
attribuito ai membri della "Legion": il 24 gennaio una
pattuglia di agenti irrompe nell’appartamento dove Acid Phreak
vive con sua madre e la sorellina di dodici anni, che è
l’unica a trovarsi in casa quando gli agenti sfondano la porta
con le pistole spianate. Il materiale sequestrato ad Acid Phreak,
tra cui una segreteria telefonica, viene trattenuto per diversi
mesi senza che venga formulato nessun capo di imputazione.
Un altro pretesto utilizzato per questa operazione di repressione
e intimidazione nei confronti del popolo dei BBS riguarda l’appro-priazione
e la divulgazione di un documento tecnico di proprietà
della compagnia telefonica BellSouth, ottenuto durante una connessione
a uno dei computer dell’azienda telefonica. Le accuse degli agenti
federali in merito a questa vicenda sono dirette contro "Knight
Lightning", all’anagrafe Craig Neidorf, studente dell’università
del Missouri ed editore di "Phrack World News", la newsletter
elettronica sulla quale era stato pubblicato il documento BellSouth.
L’accusa abbandona l’aula del tribunale quando si scopre che le
informazioni "segrete" incriminate, valutate 80.000
dollari dagli agenti federali, sono disponibili al pubblico su
ordinazione postale alla mo-dica cifra di 13 dollari. Questo colpo
di scena salva Neidorf dai 31 anni di galera che l’accusa aveva
richiesto per lui, ma non gli evita l’addebito di 120.000 dollari
per il pagamento delle spese proces-suali. Un’altra vittima dell’operazione
SunDevil è la Steve Jackson Games, una ditta che produce
giochi di ruolo, scambiata per un covo di spie dell’informatica,
solamente perché uno dei suoi dipendenti era un frequentatore
abituale dei BBS. Un gioco di ruolo con ambientazione cyberpunk
è scambiato per un manuale di pirateria informatica. Questo
equivoco dà origine al sequestro di tutti i computer e
gli appunti della Steve Jackson, che si trova privata da un giorno
all’altro di tutti i suoi strumenti di lavoro. Il 12 marzo 1993
la SJG vince la sua battaglia legale contro i servizi segreti.
L’entità del risarcimento stabilito dalla corte ammonta
a 1000 dollari di danni, 42.259 dollari di mancati ricavi e 8781
dollari di spese. Tutte le vicende relative all’operazione SunDevil
sono raccontate nel libro di Bruce Sterling Giro di Vite contro
gli Hacker ("The Hacker Crackdown"), pubblicato
in Italia dalla Shake edizioni.
A causa del comportamento repressivo dei servizi segreti e delle
forze di polizia durante l’operazione SunDevil, John Perry Barlow
e Mitch Kapor si incontrano nel ranch di Barlow a Pinedale (Wyoming)
e decidono di dare vita a Electronic Frontier Foundation (EFF),
una organizzazione no profit tra le più attive in difesa
dei diritti telema-tici e della libera espressione elettronica.
Nello stesso periodo si mobilitano accanto a EFF anche l’American
Civil Liberties Union (Unione Americana per le libertà
civili) e il CPSR, Computer Profes-sionals for Social Responsibility,
che cercano assieme alla EFF di mettere dei paletti sui nuovi
diritti della "frontiera elettronica".
In seguito alle vicende dell’operazione SunDevil, dal 25 al 28
marzo ’91 si svolge a San Francisco la prima edizione di "Computers,
freedom and privacy" (Computer, libertà e privacy),
un incontro a cui si danno appuntamento le varie anime della telematica
statunitense. Attorno alla stessa tavola rotonda si incontrano
esponenti dell’underground digitale e del popolo dei BBS, poliziotti,
giornalisti, programmatori, scrittori, operatori delle telecomunicazioni,
avvocati, agenti dei servizi segreti, uniti dall’interesse per
la frontiera elettronica e dalle esperienze relative all’operazione
Sundevil di po-chi mesi prima. La telematica inizia a uscire dal
suo mondo sommerso per diventare una nuova frontiera del diritto
e della comunicazione.
1992 - Nuove leggi sul software
Il 14 maggio 1992 viene emanata la direttiva CEE 250/91 in
merito alla tutela giuridica dei programmi per elaboratore, che
viene recepita dall’Italia con il decreto legislativo 518/92.
Nella direttiva si afferma che "la disciplina giuridica comunitaria
della tutela dei programmi per elaboratore può quindi limitarsi,
in una prima fa-se, a stabilire che gli Stati membri sono tenuti
ad attribuire ai pro-grammi per elaboratore la tutela riconosciuta
dalle leggi sul diritto d’autore alle opere letterarie, nonché‚
a determinare i soggetti e gli oggetti tutelati, i diritti esclusivi
dei quali i soggetti tutelati devono potersi avvalere per autorizzare
o vietare determinati atti, e la durata della tutela medesima".
Sulla scia di questa direttiva, in Italia il 23 dicembre viene
approvato il Decreto Legislativo 518/92, una integrazione (relativa
alla questione del software) della precedente normativa sul diritto
d’autore, la legge 22/4/1941 N.633. D’ora in poi "copiare
costerà caro", come annuncia su opuscoli e riviste
BSA, Business Software Allian-ce, l’alleanza commerciale "antipirateria"
dei grandi produttori di software. Per la copia del software,
infatti, vengono previste non solo severe multe amministrative,
ma anche pesanti conseguenze penali. Le pene pecuniarie vanno
dalle 500.000 lire ai 6 milioni, e le pene detentive da tre mesi
a tre anni di reclusione. Oltre alla sproporzione tra reato e
pena e all’inopportunità di pene detentive per reati come
la duplicazione per uso personale, la legge 518 presenta altri
punti controversi, diventati in seguito oggetto di aspre critiche.
Ad esempio il diritto di proprietà morale nella produzione
del software dovrebbe spettare ai lavoratori che concretamente
stilano le linee di codice, non alle case produttrici di software,
mentre l’articolo 12 bis della legge 518 recita testualmente che
salvo patto con-trario, qualora un programma per l’elaboratore
sia creato dal lavoratore dipendente nell’esecuzione delle sue
mansioni o su istruzioni impartite dal suo datore di lavoro, questi
è titolare dei diritti esclusivi di utilizzazione economica
del programma creato. Una disposizione analoga è contenuta
anche nella direttiva CEE emanata l’anno precedente.
L’articolo più controverso del decreto è comunque
il 171 bis, che si aggiunge al vecchio articolo 171 redatto nel
1941: Chiunque abusivamente duplica a fini di lucro programmi
per elaboratore, o, ai medesimi fini e sapendo o avendo motivo
di sapere che si tratta di copie non autorizzate, importa, distribuisce,
vende, detiene a scopo commerciale, o concede in locazione i medesimi
programmi, è soggetto alla pena della RECLUSIONE da TRE
MESI a TRE ANNI e della MULTA da L. 500.000 a L. 6.000.000.
È in base a questo arti-colo che Giovanni Pugliese, segretario
dell’associazione pacifista Peace-Link, viene condannato a 10
milioni di multa (comprensivi di pagamento della perizia) in qualità
di "importatore, venditore e distributore di programmi a
scopo commerciale" per la semplice presenza nel suo computer
di una copia (già installata) del programma Word 6 di Microsoft,
evidentemente adibita per uso personale e dell’associazione. È
in base alla presunta "pirateria informatica" che nel
maggio 1994 centinaia di nodi della telematica sociale italiana
vengono sequestrati e oscurati. È in base a questo articolo
che si è cercato di dimostrare il "fine di lucro"
insito nella copia per uso personale dei programmi, per molti
versi analoga alla copia di musica per uso personale (pratica
sociale ormai accettata e diffusa) o alla fotocopia di testi universitari
da parte di studenti (teoricamente al margine della legalità,
ma ampiamente tollerata e praticata alla luce del sole). I "programmi
per elaboratore", invece, godono di un trattamento diverso,
e la loro copia per uso personale è criminalizza-ta e perseguita
dalla legge con gli stessi strumenti legislativi, gli stessi milioni
di multa e gli stessi anni di reclusione che si utilizzano per
chi vende in modo sistematico e professionale copie non autoriz-zate
di software coperto da copyright, attraverso una rete commerciale
di distribuzione clandestina.
In seguito all’approvazione del decreto legislativo 518/92, il
22 maggio ’93 viene emanato anche un decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale 131/93)
relativo alla "Istituzione del Comitato permanente per il
coordinamento delle attività di prevenzione e repressione
della illecita riproduzione e commercializzazione di prodotti
cinematografici, discogra-fici, audiovisivi, nonché di
programmi per elaboratori elettronici".
Un ulteriore contributo alla confusione del nostro panorama legislativo
arriva il 23 dicembre 1993, con la stesura della legge 547/93
sui reati informatici (i cosiddetti "computer crime").
Vengono introdotte nuove figure di reato, attraverso la modifica
e l’aggiunta di nuovi articoli al codice penale e a quello di
procedura penale. La legge nasce dall’unificazione dei testi di
un disegno di legge presentato dal Ministro di Grazia e Giustizia,
Conso, e da una proposta del deputato radicale Roberto Cicciomessere.
Per la prima volta in Italia viene sanzionato l’accesso abusivo
a computer, sistemi software o telematici, con pene che vanno
da uno a quattro anni di carcere. Se dal reato deriva anche il
danneggiamento del sistema, o la distruzione dei dati in esso
contenuti, le pene vanno dai tre agli otto anni di reclusione.
La nuova legge riconosce il "diritto alla riservatezza informatica",
in linea con quanto già avviene a livello internazionale,
e, tra l’altro, attribuisce la natura di documento informatico
ai "supporti" di qualunque specie conte-nenti dati,
informazioni o programmi. Vengono introdotte inoltre nuove norme
del codice di procedura penale che prevedono la possibilità
di effettuare intercettazioni informatiche o telematiche (art.
266 bis c.p.p.). Il testo della legge viene pubblicato sulla Gazzetta
Ufficiale n. 305 del 30/12/93.
Nell’ipertesto "Testi Caldi" del marzo ’94, realizzato
e distribuito da Strano Network, il gruppo fiorentino di attivisti
per la libertà di espressione in rete, si legge una curiosa
versione della nascita della 547/93. Sembra infatti che il deputato
Cicciomessere abbia ricevuto una bolletta telefonica molto salata,
esattamente un milione e mezzo più cara del previsto. Gli
scatti in più fanno riferimento a collegamenti Videotel
mai effettuati da Cicciomessere, realizzati con tutta probabilità
da qualcuno entrato in possesso dei suoi codici di accesso al
Videotel. La proposta di legge sui reati informatici sarebbe nata
proprio in seguito a questa disavventura.
1994 - Operazione "Hardware I"
Dopo l’operazione SunDevil negli Stati Uniti, anche l’Italia
viene travolta da una forte ondata di repressione poliziesca:
dalle procure di Torino e Pesaro parte "Hardware 1",
la più grande operazione di polizia informatica della storia.
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