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maggio 2004 - Cronache dal futuro
La previsione di Ben Bagdikian
che viene spesso citata dal libro The Media Monopoly (Beacon
Press, Boston 1983) è che alla fi-ne del secolo "cinque/dieci
giganti aziendali controlleranno la
maggior parte dei più importanti editori di periodici,
libri, televisione, produttori cinematografici, discografici,
di videocassette del mondo". Questi nuovi signori dei media
possiedono il potere immenso di determinare quali informazioni
vanno distribuite, e temo che non incoraggerebbero proprio le
loro reti private a diffondere tutti i tipi di informazioni
fatte circolare da cittadini liberi e da organizzazioni non
governative. La soluzione militante è l’uso della telematica
per creare reti informative planetarie alternative.
Howard Rheingold, 1994
Cyberfavola
Negli Archivi del Futuro abbiamo rintracciato il libro di Emilio
Vede La mia vita al servizio del Grande Fratello, un interessante
documento storico utile a interpretare il nostro presente. Ne
proponiamo uno stralcio significativo.
Quel modem così pericoloso ...
"... E venne il giorno del Grande Fratello, anche se con
dieci anni di ritardo rispetto alle previsioni. Era il 1994. Intervennero
le Guardie e i computer furono spenti uno dopo l’altro. Il giocoso
villaggio globale divenne cupo e triste. Tutti pensavano: perché
fanno questo? Che ci succederà? Il ragazzo osservava irrigidito
le Guardie che avevano fatto irruzione in casa. Rovistavano nei
cassetti, in tutti gli angoli della casa e finalmente trovarono
il ‘modem’, un pericoloso apparecchio per la comunicazione telematica
delle idee non autorizzate dal Grande Fratello. La madre piangeva:
‘Mio figlio è un bravo ragazzo, non ha fatto nulla di male!’.
Ma le Guardie continuavano silenziose e implacabili a perquisire
e requisirono tutto: computer, modem, dischetti, stampante, spine,
spinotti e prolunghe. Imballavano e sigillavano tutto in grandi
scatoloni di cartone marrone: ‘Dobbiamo sequestrare il materiale,
ci dispiace ma è un ordine.’ Con fredda cortesia si congedarono
dalla signora in lacrime, sfinita. Una Guardia le si avvicinò,
le prese una mano per rassicurarla, ma il Capo troncò di
netto: ‘Presto, presto, abbiamo altre perquisizioni da fare!’.
E così tutto fu portato via. Persino la stampante. Il Capo
ritenne potesse essere – seppur lasciata lì da sola – un
pericoloso strumento di propagazione del crimine. E il ragazzo?
Gli fu lasciato un foglio: un avviso di garanzia. La guardia che
aveva appena imballato il computer tirò fuori l’alcol e
si disinfettò le dita, borbottando a mezza voce: ‘Con i
virus... meglio essere prudenti...’
Individui dediti a una sfrenata libertà...
Tanti giovani, dottori, impiegati, operai, studenti, subirono
simili perquisizioni e furono loro sequestrate le attrezzature
con cui erano soliti comunicare i loro pensieri non autorizzati
dal Grande Fratello. La lezione fu salutare e il popolo telematico
stramazzò ai nostri piedi. Il popolo era arrivato a fare
con i computer cose inge-gnosissime quanto perniciose: li collegava
l’uno all’altro di notte con il modem, nelle ore in cui la bolletta
costava meno, e si scam-biava tante informazioni, tutte sistematicamente
non controllate dal Grande Fratello. Il popolo telematico aveva
creato i ‘BBS’ (Bul-letin Board System), veri e propri strumenti
di esplosione dell’indipendenza comunicativa in un’epoca in cui
il Grande Fratello era riuscito a concentrare finalmente nelle
sue mani i mezzi di comunicazione. I BBS traboccavano di messaggi,
aumentavano di mese in mese. Li animavano individui dediti a una
sfrenata libertà, nell’illusione che l’indipendenza del
proprio pensiero fosse un bene per la società. Già
a quei tempi la società civile si stava attivando con i
rudimentali e semplici computer di allora per organizzare l’autogestione
della propria vita: creava programmi utilissimi che non costavano
nulla e che si diffondevano in un baleno, si scambiava informazioni
di tutti i tipi: sulla scuola, la solidarietà, l’handicap,
i diritti umani... La più grande di queste reti – chiamata
FidoNet – non accettava per statuto la pubblicità. Una
vera anomalia, insomma. C’era persino una pericolosissima rete
che parlava di pacifismo e che ancora adesso crea uno scompiglio
del demonio... Il popolo aveva cioè capito – già
allora – che per fare libera informazione non era necessario creare
un giornale: si poteva realizzare un collegamento telematico con
quattro soldi, ottenendo notizie fresche in tempo reale, per di
più non provenienti dal Grande Fratello.
Uccidete la telematica!
Il Grande Fratello – che sempre si sforzava di apparire con il
sorriso smagliante, la fronte spaziosa e le sue bellissime orecchie
– a volte diventava triste e chiedeva allo specchio: ‘Specchio
delle mie brame chi è il più potente del reame?’
Lo specchio allora gli rispondeva: ‘Sei tu, o mio signore, ma
attento: c’è una bambina che sta crescendo sempre più
amata e bella: la giovane Telematica!’ ‘Arghh! Dobbiamo ucciderla!!!!’
‘Mio signore, non c’è bisogno di sporcarsi le mani: posso
darle un consiglio legale? ...’ E il consiglio venne sus-surrato
con sapiente astuzia. Fu così che altre decine di BBS –
quelle odiosissime banche dati – furono perquisite. E altre ancora,
a catena, caddero sotto i colpi dei sospetti investigativi, rivelatisi
infondati, ma che furono sufficienti per bloccare i BBS un giorno
su due. Poco tempo dopo, tra l’indifferenza dell’opinione pubblica
e di tanti giornalisti nostri amici, centinaia di BBS furono chiusi
a causa di una legge che il Grande Fratello aveva voluto: ogni
BBS doveva avere un giornalista responsabile e pagare una tassa
di iscrizione – all’apposito Albo dei BBS – di 100 milioni. Qualcuno
pensò: il fascismo.
Cretini perditempo ...
Ma non ci furono pestaggi, non corse un solo rivolo di sangue,
qualche lacrima sì, tante imprecazioni. Poi il silenzio.
Il vecchio fascismo bruciava le sedi dei giornali, ammaccava le
teste che non volevano capire. Al termine di quel radioso 1994,
invece, tutto avvenne a norma di legge. Infatti la legge sui BBS
finalmente esi-steva e aveva messo fuorilegge tutti i BBS liberi
e le Guardie e i loro Capi avevano carta bianca e potevano bloccare
tutto a tempo in-determinato. A essere bastonati dal garbo implacabile
delle Guar-die erano i ‘sysop’ (system operator) indipendenti,
ossia quei creti-ni perditempo che buttavano il loro denaro per
mettere a disposizione degli altri il proprio BBS. Le Guardie:
‘Vi sequestriamo tutto perché i pirati del software si
collegano ai vostri BBS’. Sysop: ‘E che ci possiamo fare se si
collegano i pirati? Noi mica diffondiamo il loro software illegale.
Tutto quello che abbiamo sul BBS è di pub-blico dominio,
si può duplicare per esplicito permesso degli auto-ri.’
Le Guardie: ‘Ma con i vostri BBS i pirati possono fare torbidi
scambi, possono inviare a un altro malintenzionato un messaggio
criminale e voi lo consentite con il vostro mezzo. Dunque siete
responsabili e criminali anche voi!’ Sysop: ‘E se la mafia usa
i telefoni per gli attentati voi arrestate quelli della SIP?!?’
Si parlava dell’allora Grande Sorella SIP, divenuta poi Telecom.
Interminabili discussioni. Ma alla fine avevano ragione sempre
loro: le Guardie. La legge aveva un ‘buco’ proprio lì e
neppure un articolo difendeva i sysop.
E gettarono la spugna ...
Il Grande Fratello, nel frattempo, giunto non solo in Parlamento
ma anche al vertice del governo, aveva intenzione di fare una
modifica anche alla Costituzione perché i cittadini – senza
esercitare fastidiosi e arcaici diritti di espressione diretta
del pensiero – avessero finalmente la libertà di scegliere,
senza limitazione alcuna, fra i suoi innumerevoli telegiornali
e programmi, senza altre inutili ed eretiche ridondanze informative.
‘Meglio star zitti e non protestare,’ dicevano alcuni sysop ‘forse
con qualche amicizia potremo riavere subito indietro la nostra
roba.’ Infatti le guardie avevano sequestrato tutto e alcuni,
che usavano i computer come programmatori, non potevano più
lavorare perché non disponevano del loro strumento professionale:
il computer. Alcuni avevano nella memoria del calcolatore il frutto
del lavoro di mesi: tutto sequestrato, lavoro bloccato, clienti
incavolati, distrutta l’azienda. ‘Mai più sysop!’ imprecarono
alcuni. Vi fu chi ricevette indietro il computer dopo mesi di
estenuante attesa, chi dopo anni. Dissero tra sé e sé
amaramente in tanti: solo danni, nessuna garanzia. E gettarono
la spugna anche i pochi che avevano tentato di sopravvivere –
alla luce del sole – al nuovo fascismo elettronico. Uno dopo l’altro
i BBS chiusero. Tristezza, nostalgia, qualche lacrima.
Il Grande Fratello intanto stava preparando un’abile mossa e contava
di fare un trionfale sbarco sul pianeta telematico. ‘Signori,’
disse ai sysop ‘le recenti perquisizioni vi hanno tolto tutti
i computer, e me ne dispiace. Vedremo di accordarci. Ma mi rivolgo
a voi e vi chiedo: perché questi vostri BBS non accettano
la mia pubblicità? Potreste farvi qualche soldino se farete
parte del mio impero. Io vi passerò le informazioni, che
costano tanto: ve le darò gratis e di ottimo livello professionale,
alzeremo l’audience con un po’ di giochi a premi e quiz pubblicitari.’
Alcuni aderirono alle sue lusinghe, alcuni appiccicarono sul computer
il suo stemmino: ‘Forza Grande Fratello!’ Collaborarono all’edificazione
del nuovo impero telematico del Grande Fratello, con spot pubblicitari
ogni 10 minuti di connessione telematica.
Partigiani telematici
Ma vi fu un gruppo di estremisti della libertà che organizzarono
un’odiosa quanto pericolosa resistenza nonviolenta, formando un
movimento di ‘partigiani telematici’. Costoro – dediti a ogni
più sfrenato vizio del pensiero indipendente – continuavano
a trasmettere messaggi telematici come ‘obiezione di coscienza’,
violando la legge e trovando ogni cavillo giuridico per averla
vinta; si appellavano all’art. 21 di una vecchia cartaccia – la
Costituzione Italiana – passata nell’oblio e rifatta dal Grande
Fratello per renderla più moderna e consona ai bisogni
delle aziende, delle sue ovviamente. Questi estremisti avevano
escogitato un piano a dir poco dia-bolico: utilizzavano un apparecchietto
elettronico, grande quanto un’accendino, che conteneva tutto l’archivio
telematico della rete e tutti i messaggi: un’intera biblioteca.
Ma la repressione si fece sempre più dura: scarseggiarono
i computer e i ‘partigiani telematici’ dovettero nascondere le
proprie malefiche apparecchiature nelle cantine, negli sgabuzzini,
nelle soffitte. Una vera e propria guerriglia si scatenò:
computer portatili sparavano messaggi telematici che si diffondevano
nel mondo intero, ed era un problema requisirli tutti.
Col portatile sotto il cuscino
C’era chi si addormentava con il portatile sotto il cuscino e
in caso di perquisizioni notturne lo nascondeva nella culla del
bambino, c’era chi – più ardito – arrivava a ficcarlo nello
sciacquone del water, dentro un sacchetto di plastica. Furono
tempi duri per il nostro caro Grande Fratello. I ‘partigiani telematici’
ne sapevano una più del diavolo e arrivarono a costruire
un BBS di 50 grammi, con una memoria sterminata e con telefonino
digitale incorporato. Una vera stazione sovversiva ambulante –
con 100 linee telefoniche – imprendibile e dal devastante uso
sociale. Si scopriva allora che migliaia di notizie il Grande
Fratello non le passava e si potevano trovare solo usando la telematica.
Bella scoperta: ma cosa ci si aspettava dal Grande Fratello? La
gente non è ancora pronta a usare la verità con
prudenza e buon senso. Allora il Grande Fratello lanciò
una massiccia offensiva e additò al pubblico ludibrio i
‘partigiani telematici’. Ma il popolo reagì agli appelli
imperiosi con perversa curiosità e tanti si comprarono
i nuovi computer 3 al prezzo di 2 con modem satellitari che il
Grande Fratello vendeva in promozione proprio in quelle settimane:
e – venendo a sapere dal Grande Fratello stesso dell’esistenza
dei ‘partigiani telematici’ – si collegarono con loro clandestinamente.
Il popolo stava cambiando e il Grande Fratello lo aveva capito.
Una ruga profonda gli era apparsa, verticale sulla fronte spaziosa:
era la Ruga della Sconfitta. Un odioso referendum gli aveva infatti
tolto il monopolio sulla TV e ora cominciava a vacillare anche
quello sulla telematica. Vennero poi le elezioni e la Ruga della
Sconfitta segnò il viso sempre più stanco e meno
sorridente dell’amato Grande Fratello. Arrivò anche una
condanna: non eravamo riusciti a togliere di mezzo alcuni giudici
fra i più rompipalle. E allora i partigiani telematici
decisero che era arrivata l’ora di uscire dalla clandestinità.
Come i vecchi antifascisti del ’45, il 25 aprile del 2000 entrarono
nelle città liberate, con i computer portatili in mano,
distribuendo minidischetti sovversivi a destra e a sinistra. Appesi
ai jeans avevano batterie solari ricaricabili: erano le loro munizioni,
come amavano dire. Tra tali individui trovavi persone di tutti
i tipi e di tutte le fedi politiche, c’erano anche seguaci della
prima ora del Grande Fratello. Ma il fascismo elettronico aveva
infierito per troppi anni e ora erano lì – tutti sorridenti
– ad aspettare le Guardie. Mille Guardie Scelte furono lanciate
contro i partigiani telematici, il Grande Fratello ordinò:
‘Distruggete i loro portatili, bruciate i dischetti, anche il
BBS centrale satellitare portatile da 100 linee!!!’
Calpestavano il tappeto umano
I partigiani telematici erano in piazza e avevano intorno una
marea di gente che faceva scudo con il proprio corpo. Partirono
messaggi di aiuto verso tutto il mondo e arrivarono poco dopo
attestati di solidarietà da tutto il Pianeta. I principali
quotidiani mondiali fu-rono avvisati di quanto stava accadendo
e avevano predisposto un pezzo sull’evento, più o meno
con questo titolo: ‘Il fascismo elettronico sfidato dai manifestanti
telematici in piazza’. Intanto le Guardie si avvicinavano inesorabili,
dovettero calpestare il tappeto umano che si era steso nel frattempo
attorno ai partigiani. Camminarono su mani, dorsi, braccia e gambe
e più avanzavano più capivano che stavano agendo
contro i loro figli che – a decine – facevano parte del tappeto
umano e gridavano: ‘Papà, non farlo!’ Le Guardie arrivarono
ai partigiani; lì fermi per un minuto si guardarono negli
occhi.
Fummo trafitti dai messaggi elettronici
Arrivò in quel momento un messaggio di posta elettronica:
‘Il magistrato Vorrelli emette un mandato di cattura nei confronti
del Grande Fratello.’ L’annuncio suscitò un senso di liberazione
generale. Le Guardie furono sopraffatte dalla festosità
popolare, molte di loro fraternizzarono con i partigiani. Fu l’inizio
della fine per noi seguaci del Grande Fratello. Nell’anno Duemila
fummo trafitti da messaggi di posta elettronica sparati da più
direzioni. I partigiani telematici, purtroppo, avevano vinto."
Emilio Vede, 11 maggio 2004.
La scrittura
di questa "cyberfavola" inizia nel maggio del 1994,
ad opera di Alessandro Marescotti, allora portavoce della rete
Peace-Link, in coincidenza con l’Italian crackdown, la catena
di sequestri che colpì decine di BBS italiane a partire
dall’11 maggio. Mentre la favola era in fase di completamento
lo scenario che descriveva appare sempre più reale, e la
favola elettronica diventa "profezia": il 3 giugno 1994
la Guardia di Finanza fa irruzione nella casa di Giovanni Pugliese,
coordinatore e responsabile della rete telematica PeaceLink, sequestrando
il computer centrale della rete. Ma andiamo per ordine.
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